Sabato 24 Giugno 2017
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Non di solo pane vive l’uomo. Io sono il pane vivo. Chi mangia di me vivrà per me   versione testuale
Basilica di Sant’Anastasia, 15 giugno 2017 - Corpus Domini






Carissimi, stiamo concelebrando l’Eucaristia nella festa liturgica del Corpus Domini. La Liturgia è una singolare e straordinaria sinfonia di questa Solennità liturgica, interamente improntata allo svelamento del Mistero dell’Eucaristia in rapporto al senso del vivere dell’uomo. Ne consideriamo il rapporto nell’ambito di una antropologia teologica, cioè dal punto di vista di Dio.

Già il testo del Deuteronomio ci ha ammoniti: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di quanto esce dalla bocca di Dio”. In effetti, la Parola di Dio ci rivela l’identità dell’essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio, cioè interiorità relazionale pregna di amore trinitario, e non soltanto corporeità. Proprio la sua interiorità ha bisogno di un duplice, inscindibile, nutrimento: quello della Parola della Verità e quello del Pane eucaristico, amore assoluto salvifico di Dio per l’uomo, che in definitiva è il contenuto stesso della Parola: di Verità e Amore ha necessità vitale l’uomo per una qualità significativa di vita di senso.

Gesù Cristo Eucaristia patrimonio dell’umanità

Ora, Chi unisce in se stesso Verità e Amore, cioè Parola e Pane di vita, è Gesù Cristo, Parola fatta Eucaristia nel Mistero pasquale. In qualità di Messia del Padre, nel testo di Giovanni appena proclamato, così si è autodefinito “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo”. Ma subito prosegue: “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Dunque il vivere umano di senso, e non il semplice lasciarsi vivere, dipende interamente dal rapporto che l’uomo stabilisce con questo Pane di Vita, assumendolo in sé, metabolizzandolo e vivendolo. A questo punto, in uno snodo famoso del capitolo sesto, l’evangelista Giovanni, con l’acutezza dell’occhio d’aquila, identifica il Pane finalizzato alla vita di senso per l’uomo con “la mia carne per la vita del mondo”. La Carne e il Sangue di Gesù Cristo! Sono termini in dittico, mediante i quali ci viene rivelato il Mistero della morte salvifica di Cristo che ha sparso il suo sangue, ha fatto cioè dono della sua vita crocifissa: interamente condensato nell’Eucaristia.

Un tale dono ha come destinataria l’umanità intera. E qui sta il dramma. Duplice. Anzitutto, oltre i tre quarti dell’umanità è del tutto ignara di tale patrimonio di vita, benché, per le misteriose vie dello Spirito, vi possa attingere salvezza, lasciandosene almeno lambire con una vita di coerenza con i valori creaturali. In ogni caso, il fatto, a estensione planetaria, non può lasciarci indifferenti: anche queste sconfinate masse di gente sono state chiamate al banchetto della vita per fruire del banchetto dell’Eucaristia, come senso del loro vivere, e prepararsi così al banchetto della Pasqua eterna! E non ci resta che ringraziare i missionari e le missionarie, anche laici, che hanno consacrato e consacrano la loro missione per questo obiettivo. Ma il dramma che sfiora la tragedia riguarda chi, in un modo o nell’altro, è venuto a conoscenza almeno dell’esistenza del Pane Eucaristico, Carne e Sangue di Cristo Redentore; chi ha vissuto con emozione e con gioia la Messa di Prima Comunione e anche qualche altra Messa. Ma poi, come in un lento e impercettibile allentarsi dei legami affettivi, se ne è allontanato, senza provarne dispiacere o sentirne la ferita interiore, marginalizzandola o persino lasciandola andare alla deriva del proprio vivere concreto, come realtà insignificante, salvo qualche sporadica occasione, offerta ad esempio da un funerale importante.

La vita cristiana è vivere di Cristo Eucaristia per Cristo Eucaristia

Gesù, però, ci vuol dire la piena verità. Come un medico o un chirurgo di eccellenza, anche Gesù non accetta compromessi o mezze verità e mezzi interventi. Mira al vero bene dell’uomo. E glielo dice apertamente. Ne va della vita o della morte, in termini di senso del vivere. Per questo Gesù conclude: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”. La vita del battezzato in Cristo è una vita per Lui, appunto perché è una vita in Lui. Il Senso del vivere del battezzato è vivere in Cristo, anzi, il “vivere Cristo” Eucaristia. La partecipazione all’Eucaristia domenicale e festiva ne è la più razionale conseguenza. Diversamente, siamo in presenza di un cristiano solo da anagrafe: come ci si può dichiarare cristiani se in effetti non ci si nutre di Cristo Eucaristia, mentre ci si lascia trasformare in pagani?

A tal proposito, penso che sarà gradito ad ognuno dei presenti  riudire quanto Gesù, come è riportato nella Confessioni, ebbe a rivelare al giovane Agostino, in pieno travaglio morale, spirituale, esistenziale: “Mangia di me. Crescerai. E non sarai tu a trasformare Me in te, come avviene con il cibo materiale, ma sarò io a trasformare te in Me!”.

Lasciamoci trasformare in Eucaristia per una vita di senso

Ecco un altro dramma di tutti i tempi ed oggi travolgente: è in atto una strategia culturale per trasformare progressivamente il Cristianesimo in umanesimo umano e, a china in smottamento, inesorabilmente, in paganesimo idolatra, anche a causa di cristiani, chiamati ad essere luce e sale del mondo, nei fatti per nulla testimoni, o persino contro testimoni, insignificanti in quanto cristiani, assimilati alla corrente della cultura dominante. Il Cristianesimo puro, espresso da una vita conforme all’Eucaristia, pare non essere di moda. Dà fastidio.

Eppure Cristianesimo vuol dire Parola fatta Eucaristia. Fatta dono assoluto di Amore per l’uomo. In questo contesto interpretativo, ci permettiamo di riesprimere il testo di Giovanni, esplicitandone il senso: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito Eucaristia, per salvare il mondo”. Ora, un dato è certo: l’Eucaristia c’è nel mondo. Ed è celebrata migliaia e migliaia di volte ogni giorno. Nessuna privatisticamente. Ognuna per l’intera umanità. L’Eucaristia non è una Realtà secondaria e privatistica. È la questione delle questioni, perché è la risorsa delle risorse. L’Eucaristia è il Cuore  pulsante del mondo che immette sangue vitale nell’umanità intera, consentendole la sopravvivenza, nonostante le sue patologie oncologiche fatte di egoismo, superbia, edonismo, ateismo, scientismo. L’Eucaristia è il Senso del vivere umano, terreno ed eterno. E, mi permetto di precisarlo, all’uomo non basta vivere. Ha necessità di vivere di Senso. Il Senso del vivere è più importante del vivere stesso; ne determina la qualità.

Carissimi, sto solo balbettando qualche parola sul senso e il valore dell’Eucaristia. La realtà è infinitamente superiore. Non ci resta che prostrarci in adorazione e riconoscere che senza Eucaristia il mondo ha finito la sua storia di civiltà, dico, la storia della civiltà dell’amore, l’unica degna dell’uomo.

Facciamo scoccare in noi, da parte dello Spirito Santo, la scintilla della fede nel mistero dell’Eucaristia, nella quale riconosciamo, sotto i segni sacramentali tipici della ferialità, pane e vino, il Gesù, vivo personalmente presente. Noi, tutti gli esseri umani, abbiamo necessità vitale dell’Eucaristia per vivere con somma dignità i giorni a noi concessi. Facciamo il possibile per far entrare nella mente e nel cuore dei bambini, dei giovani, delle famiglie l’importanza vitale dell’Eucaristia domenicale e festiva; per ridestarne l’appetito spirituale; per invogliarli a parteciparvi come alla festa più desiderata: la festa della famiglia di Dio, famiglia di famiglie cristiane che insieme fanno l’esperienza di una Eucaristia per la vita. Più che un obbligo, la Messa è un diritto. Dagli obblighi si può trovare il modo di svincolarsi. Ai diritti non si può rinunciare, a cominciare dalle generazioni dei ragazzi e dei giovani: l’Eucaristia è la loro perenne giovinezza, capace di impastare il senso del loro vivere la giovinezza di amore generoso, di speranza vigorosa e di gioia purissima.Carissimi, tra poco usciremo in processione, portando l’Eucaristia per le strade della città. Siamo certi che l’Eucaristia farà rifluire un fiume di grazie e di benevolenza divina sull’intera cittadinanza, anche quella sbadata, indifferente, refrattaria e ostile. E noi ne saremo gli alfieri. Orgogliosi dell’Eucaristia. Questa sera e nella ferialità delle nostre occupazioni familiari e professionali.         

                                                                                                                      X Giuseppe Zenti

               Vescovo di Verona

 

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