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Messa di ringraziamento per la venerabilità di A. Provolo e A. Nottegar   versione testuale
San Tommaso Cantuariense, 11 giugno 2017






Carissimi, oggi la liturgia della Chiesa celebra la solennità della Santissima Trinità. Certo, il Cristianesimo è religione monoteista, in quanto crede in un solo Assoluto di Essere, ma il suo monoteismo cristiano è trinitario, perché l’assolutezza e pienezza di Essere è vissuta nella relazione di Amore tra il Padre e il Figlio, resa possibile dallo Spirito Santo che trasforma in amore, cioè in dono, la totalità dell’Essere. In tal modo, Dio non è racchiuso nel suo individualismo che sarebbe egoista, ma, grazie alla relazione interpersonale è puro dono, puro amore, proprio come lo ha definito Giovanni nella sua prima lettera: “Dio è amore” ( 1 Gv 4, 8.16).

Dio però non è solo Amore trinitario. È Amore anche verso la sua  creazione e, soprattutto verso l’uomo, “creato a sua immagine e somiglianza” cioè relazione di amore. Quanto Dio in concreto ami l’uomo ce lo ha svelato il tratto di Giovanni appena proclamato: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”, potremmo noi aggiungere “Figlio unigenito Eucaristia”.

Ma poiché ha creato l’uomo come essere intelligente, volitivo e libero, soggetto all’individualismo autoreferenziale, e all’egoismo superbo, proprio perché è sua creatura e gli vuole fornire tutti gli aiuti necessari per la sua salvezza, Dio non può che essere amore misericordioso, come ci ha precisato il testo della prima lettura dal libro dell’Esodo: “Dio misericordioso e pietoso, ricco di amore e di fedeltà”.

In altre parole vuole farci partecipi della sua perfezione, cioè della sua grazia in Gesù Cristo, del suo amore di Padre, della sua vita di comunione relazionale nel dono del suo Spirito, come l’humus della vostra interiorità, come ci ha suggerito la conclusione della 2 Cor.

Carissimi, teniamo sempre vivo nel nostro animo questo pensiero: Noi proveniamo dal Mistero dell’amore trinitario di Dio, a Lui siamo diretti, viviamo nel tempo e vivremo nell’eternità nel suo grembo di amore trinitario grazie al sacramento del Battesimo. Ci sarà di grande conforto nei momenti di sofferenza, di travaglio, di oscurità e di crisi.

In effetti, chi vive tale Mistero, soprattutto immergendosi ogni domenica nel Mistero Eucaristico che ne è l’habitat, lo riconosce e lo benedice, sperimentando in Dio, nel suo essere nel grembo dell’amore trinitario di Dio, il Senso del vivere come luce, gioia e bellezza, pur in mezzo alle tenebre del male, alle sofferenze e alle brutture della cultura che rifiuta Dio, anche per ignoranza, o appunto per superbia. Il segno della croce più volte al giorno, la preghiera al Padre per mezzo di Gesù nel dono dello Spirito, il vivere relazioni di amore fraterno fattivo sono la documentazione e la testimonianza che crediamo nel Mistero della Santissima Trinità non come puro dato intellettuale, ma come realtà esistenziale spirituale.

Don Antonio Provolo ed Alessandro Nottegar venerabili

Carissimi, la ragione che ci ha convocati in questa chiesa di San Tommaso Cantuariense è proprio la celebrazione liturgica della Santissima Trinità. Ma l’occasione è anche questa felice coincidenza del riconoscimento da parte dell’Autorità della Chiesa, a breve distanza l’uno dall’altro, della venerabilità di due Veronesi: don Antonio Provolo e Alessandro Nottegar. Due venerabili! Che significa essere venerabili? Vuol dire in sostanza che sono esposte da parte della Chiesa alla venerazione, a gloria di Dio; e sono proposti all’imitazione, come esempi su calco di Vangelo, di come vivere le virtù teologali della fede, speranza, carità e le virtù cardinali, della prudenza giustizia, fortezza e temperanza. Virtù da loro vissute in modo eroico, senza compromessi.

È vero che i due venerabili sono separati da un secolo di storia: il Provolo muore nel 1842 e il Nottegar nasce nel 1943. Tuttavia ci è lecito rintracciare nel loro profilo biografico spirituale almeno alcuni aspetti in comune:

*la passione di aderire alla volontà di Dio. Scrive il Provolo: “io spero di acquietarmi alla sua Volontà … Mi eleggo ben volentieri di andare incontro a tutte le contraddizioni possibili, facendo la volontà di Dio, piuttosto che avere tutto il mondo favorevole e operare contro il volere di Dio”. Anzi, li unisce la volontà di tendere alla perfezione, alla santità, per la gloria di Dio, sempre protesi a discernere ciò che è buono, gradito a Dio, perfetto (cfr Rm 12, 3). Al riguardo, così si esprimeva il Provolo: “Maria, Madre mia, fammi santo, presto santo, grande santo … mi basta che Dio mi perdoni i miei peccati e che mi faccia santo”; e Alessandro Nottegar “Signore, fa’ che tutta la nostra vita sia una risposta al tuo Amore.. Il Vangelo? Bisogna viverlo radicalmente … Gli sposi sono chiamati alla santità” (E lui era uno sposo).

*l’umiltà, la virtù senza la quale nulla di buono si costruisce, con la quale si edificano grattacieli di bene e si evitano disastri sociali e politici. Diceva il Provolo: “Il saper farsi piccoli con i piccoli è proprio degli uomini dotti o santi”. E il Nottegar, mentre si sentiva fortunato di essere stato scelto da Dio per la sua opera, aveva chiara consapevolezza di essere un “servo inutile”, in tensione amorosa verso di Lui, con il coraggio di cominciare sempre da capo, come lui soleva dire;

*la passione per i poveri di ogni genere: “Noi dobbiamo metterci alla scuola dei poveri”, affermava Alessandro Nottegar: per lui erano i malati, gli abbandonati, i lebbrosi del Brasile; ma poi i malati qui e i poveri di ogni genere, soprattutto ancora in Brasile, quelli che l’Associazione pubblica di fedeli Regina Pacis sta servendo con premura e dedizione. E i poveri del Provolo: quelli del quartiere, i disabili e i sordomuti, condannati al silenzio, verso i quali ha sviluppato un singolare genio, riconosciuto a livello internazionale. E oggi è giusto che diamo atto ai suoi figli spirituali e alle sue figlie spirituali: la “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, costituita da laici e sacerdoti, in dittico con la compagnia al femminile, grazie alla collaborazione di madre Fortunata Gresner, in questi oltre cento cinquant’anni, nel suo insieme, ha testimoniato esemplare e perfino eroica dedizione. Oggi abbiamo occasione propizia per riconoscere, a gloria di Dio, nei confronti di ambedue i carismi, che nei fatti di vita quotidiana il loro essere e i loro averi vengono trasformati interamente in amore generoso! Testimonianza credibile e di forte ricaduta evangelizzante, del Mistero dell’Amore trinitario di Dio.

*la sintonia comunionale con i Vescovi che la Provvidenza ha messo al loro fianco, in tempi così diversi. E, aggiungiamo, una certa sensibilità diocesana tipica del loro operare;

*la filiale devozione alla Madonna, al punto che di Maria sono segnate le rispettive istituzioni persino nella denominazione: “Compagnia di Maria” e “Regina pacis”!;

*infine, la brevità della esistenza terrena, densamente vissuta: 41 anni il Provolo; 42 anni il Nottegar. Ci è lecito applicare ad entrambi il detto: “brevi vivens tempore replevit tempora multa”, cioè “pur essendo vissuto pochi anni, è come se avesse avuto il dono di una vita longeva”, tanto è stata intensa.

Carissimi, convenuti così numerosi nella chiesa di San Tommaso, in un pomeriggio di torrido sole, siamo qui a rendere grazie a Dio per questi singolari “vangeli viventi”: don Antonio Provolo e Alessandro Nottegar. Chiedendo a Dio, anche per la loro intercessione di imitarne gli esempi.

  

                        X Giuseppe Zenti

       Vescovo di Verona

 

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