Domenica 23 Aprile 2017
torna in home page
 NEW Diocesi Verona - Archivio News - 2017 - omelie Vescovo - Dalle tenebre alla luce 
Dalla paura alla parresia   versione testuale
Cattedrale, 16 aprile 2017 - Pasqua di Risurrezione






Carissimi, non vi stupite più di tanto se, proprio nella solennità di Pasqua, do avvio alla mia conversazione omiletica soffermandomi su un argomento che tutti preferiremmo rimuovere: la paura. Si capirà in seguito il perché. Parliamo di un sentimento che ci accomuna, che tutti abbiamo sperimentato, anche se appare alquanto indecifrabile. A grandi linee potremmo definirlo come lo stato d’animo di chi si sente aggredito e come braccato da un pericolo incombente, al quale non riesce a far fronte, per mancanza di difese e di protezioni adeguate.

Le infinite paure che ci tengono prigionieri

Riconosciamolo pure: siamo un po’ tutti prigionieri delle infinite paure da cui siamo presi, come foglie autunnali nel vortice di un vento gelido. Alcune motivate, cioè a prova di razionalità, altre irrazionali, senza fondamento in re. Sembra oggi il sentimento dominante. In una miriade di espressioni: la paura della solitudine, della perdita del lavoro, della casa, di una persona cara e significativa, magari per malattia grave, di amicizie significative; paura per possibile sfascio della famiglia, per tradimento di amici, per imbrogli da parte degli Istituti di credito cui si sono affidati i risparmi di una vita, per trovarsi in casa i ladri o vederseli entrare in casa senza possibilità di difendersi in quanto proprio loro non hanno paura, vista la mancanza di una legislazione adeguata che tutela i cittadini, mentre concede ampie libertà ai delinquenti; paura di non trovare un lavoro remunerativo, di non farcela ad arrivare alla fine del mese o di non riuscire in una impresa importante e decisiva, di trovarsi in un tribunale di giustizia in un processo kafkiano cioè assurdo di cui non sai le coordinate, sul web in modo indecoroso e ingiusto; paura di un esame scolastico o clinico, di possibili incidenti per spavalderia o imprudenza altrui, di essere emarginati socialmente, di non contare nulla, di non valere agli occhi di chi conta; paura delle masse di stranieri, degli attentati terroristici, delle possibili guerre mondiali nucleari che si profilano sull’orizzonte cupo, della morte personale …

Tutto segnala stato di precarietà e di fragilità: siamo vulnerabili!

Se il contrario di paura è sicurezza, che cosa ci può dare sicurezza? I progressi tecnologici, le start up, l’apertura dei mercati, le opportunità a livello di globalizzazione? Per alcuni probabilmente, ma per pochi, benché nessuno sia immunizzato dal sentirsi aggredito per esempio dalla concorrenza spietata e inumana o comunque da paure interiori, quelle che colpiscono ogni essere umano. La miglior sicurezza resta, almeno sul piano umano, una famiglia solida, dove regna sovrano l’amore. È sempre il più sicuro baluardo. Alcuni cercano soluzione alle loro paure nelle forme di evasioni di ogni genere o nei tentativi di agguantare la fortuna magari dilapidando nel gioco patrimoni familiari; ma di fatto non si rivelano soluzioni: lasciano il tempo che trovano. In effetti, la paure vanno affrontate con dignità, in quanto fanno parte ineliminabile dell’esperienza umana.

Le paure dei discepoli e di Gesù stesso

Pure i discepoli di Gesù hanno sperimentato la paura sul lago in tempesta e Gesù, che si era manifestato loro non come un fantasma ma in carne e ossa, li rincuorò: “Coraggio, ci sono io, non abbiate paura” (Mt 14,27). Gesù dunque è stato la salvezza che li ha liberati dalle paure. Ma poi è nota  la paura che li ha rinchiusi ermeticamente nel cenacolo per timore di essere messi a morte dai Giudei. Pietro in particolare aveva da poco sperimentato una tal paura da sconfessare Gesù davanti alle richieste di una serva.

Ci aspetteremmo che almeno Gesù fosse stato immunizzato dalla paura. Invece ne ha sperimentate almeno due al limite del disumano: la paura della morte imminente nell’orto degli olivi, al punto da sudare sangue, secondo la testimonianza di Luca (cfr Lc 22, 44); e quella della solitudine sperimentata sulla croce, fino al punto da non avvertire più nemmeno la presenza del Padre, fonte del suo Essere, ragione del suo vivere, con il quale è una cosa sola: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46); come precisa il testo del Salmo da cui è tratto il versetto di Matteo, privo dell’esperienza del Padre si sentiva aggredito e braccato come da cani randagi, da leoni, da tori, da bufali. Ma poi il Salmista si fa interprete della maturazione dei sentimenti di Gesù che dalla paura passa alla confidenza (cfr Salmo 22, 23-31).

Le paure affidate alle mani di Dio, da risorti in Cristo

Nell’ora tremenda della paura sono infatti i Salmisti a venirci in soccorso e a mettere nel nostro cuore e sulle nostre labbra i sentimenti da antidoto della paura: “Nell’ora della paura, io in Te confido, Signore, non avrò timore … I passi del mio vagare tu li hai contati, nel tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte le tuo libro?” (Sal 56, 4.5.9); “Nelle tue mani, Signore, sono i miei giorni” (Sal 31, 16).

In effetti, non possiamo vivere di paure. Sarebbe una vita inumana. Occorre trovare almeno qualche rimedio serio, non un qualsiasi palliativo. Proprio la liturgia della Chiesa che traduce in rito sacramentale la fede della Chiesa in questa solennità di Pasqua ci assicura: “Non siamo destinati ad essere schiavi delle paure. La potenza della Risurrezione di Gesù agisce in noi, nelle profondità del nostro essere, e pur non eliminando le motivazioni delle paure ce le fa affrontare con la certezza della fede che non siamo soli di fronte alle paure ma le porta con noi il Signore Risorto.

La Pasqua liturgica immette in noi staminali di risurrezione interiore, vigore più consistente nell’affrontare la vita con tutte le sue incognite. Ci trasforma dentro, irrobustendoci e facendoci più umani: questa è la vera palingenesi che tutti si attendono, cioè il rinnovamento radicale del vivere sociale; e il suo principio vitale è proprio il Risorto. Non solo ci fortifica interiormente, ma ci carica anche di parresia evangelizzante, cioè di quella forza interiore di convincimento di fede nella Risurrezione di Gesù che nessun ostacolo e nessun avversario riesce ad impedire di annunciarne la realtà, nemmeno la prigione, la flagellazione, la minaccia di morte.

Oggi occorrono cristiani così: trasformati dentro il cuore dall’esperienza della Pasqua liturgica, quella fontale come è quella di oggi e quella settimanale che ne riproduce nel tempo annuale le risorse. Per risorgere dall’abisso di disumanità, in cui la cultura atea e consumistica ci ha fatto precipitare, l’umanità ha necessità di sperimentare la potenza trasformante della Risurrezione: chiunque vive da risorto nel Risorto rigenera il vivere sociale storico, mentre si prepara a vivere oltre la morte la vita da risorti. Con l’augurio orante che ognuno di noi sia un testimone significativo della potenza di risurrezione contenuta nel Mistero Pasquale.

stampa  / segnala / condividi