Giovedì 17 Agosto 2017
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Dalle tenebre alla luce   versione testuale
Cattedrale, 15 aprile 2017 - Veglia pasquale






Dalle tenebre alla luce

Carissimi, stiamo celebrando la Veglia di Pasqua che è il cuore e la fonte sorgiva dell’Anno Liturgico. È una grande grazia parteciparvi. Abbiamo appena fatto insieme l’esperienza sacramentale e non folkloristica del passaggio dalle tenebre alla luce, nella quale se vi abbiamo partecipato con fede si è verificata in noi la conversione dal mondo del peccato al regno della grazia. Viene spontanea la domanda: in quale delle due situazioni si sta meglio? Nel buio non si vede la realtà che è solo presunta e interpretata soggettivamente, e presenta sempre qualche risvolto di inquietudine: non sai chi hai a fianco, se amico o avversario. Nella luce invece si vede la realtà, cioè la verità della realtà che corrisponde alla sua identità. Ti senti più al sicuro; puoi prendere le giuste misure e precauzioni.

Per vincere in noi il buio interiore e per consentire all’uomo di passare dall’esperienza del buio a quella della luce, anche Gesù ha accettato di entrare nell’esperienza del buio. L’evangelista Matteo, guardando Gesù inchiodato sulla croce, precisa: “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra”. È una esperienza terribile, di disfatta. Pare che la vittoria sia sempre in mano al mondo delle tenebre che distrugge l’uomo e se la ride beffardo. E allora l’interrogativo, il grido: perché il male vince sempre? Dov’è Dio? Perché si lascia sconfiggere? Gesù sperimenterà persino il buio interiore di una sorta di assenza del Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. E poi segue il buio del sepolcro, della tomba sigillata. È il buio di un tunnel che prelude l’abisso. Non c’è alito di vita e di speranza di vita. Tutto va in decomposizione, verso la polverizzazione. Gesù è sceso agli Inferi, cioè è morto realmente; non di morte apparente.

Gesù è sceso nel buio della tomba ed è risorto a piena luce per rischiarare il buio della mente che è fatta per la luce della verità non per le tenebre della menzogna, che altro non sono se non privazione di luce: di fronte alla sagra delle opinioni, che dominano i talk show, l’uomo non può rassegnarsi alla non verità. L’uomo è impastato di verità e, perciò, ha bisogno di nutrirsi di verità. Nessuno vuol essere ingannato, soprattutto quando avverte prossima la morte come cessazione del respiro vitale: “Che cosa resta di me dopo la mia morte?”. Una risposta non vale l’altra. Una risposta di verità si impone sul proprio essere, sul senso del proprio esistere, sulla destinazione alla conclusione del percorso terreno. Non è saggio procedere alla cieca. Se esiste una luce di verità abbiamo il diritto di cercarla e di trovarla. Gesù inoltre ha accettato di sperimentare il buio freddo della tomba ed è risorto per togliere il buio dal cuore dell’uomo. Un buio impastato di indifferenza, insensibilità, egoismo, sopraffazioni, corruzioni, vita viziosa. Se manca una verità trascendente tutto diventa lecito.

Davvero abbiamo bisogno del sepolcro vuoto di Cristo, dove entra la luce del sole della Risurrezione, per dirci la verità di quanto è accaduto, capace di motivare la nostra speranza che non tutto di noi finisca nel nulla. Il preludio di questa speranza è interamente in Cristo. La sua Risurrezione non è un mito. È un evento di grazia per tutti. L’evento della sua Risurrezione è il vero punto focale per la vista della fede: diversamente tutto è sfocato.

Grazie alla sua Risurrezione ci sentiamo in mani sicure nel tempo “Nelle tue mani sono i miei giorni” (Salmo 31); nelle mani di Colui che ha in mano il mondo e la storia, a cui interessa sommamente il nostro destino; e siamo certi della realtà oltre, nella quale sola trova compimento il senso stesso del vivere umano.

Per capire se esiste la verità e se di fatto l’uomo, fatto dalla verità e per la verità, è raggiungibile dalla Verità, interpelliamo il principio e la fonte della verità: la Parola di Dio (cfr Salmo 119, 160).

Lasciamo echeggiare la Parola di Gesù che parla di Sé: “Io sono la Luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12): gli fa eco Paolo: Il Padre ha mandato il suo Figlio per “liberarci dal potere delle tenebre” (Col 1, 13). E ancora: “Io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla Verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce (Gv 18, 37); “Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32). Soprattutto: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 5). E:“Padre, consacrali nella verità. La tua parola è verità” (Gv 17, 17).

 

La nostra vita trasformata dall’evento salvifico della Risurrezione, partecipato a noi nella presente liturgia della Veglia diventa il più credibile documento della realtà della Risurrezione di Cristo: una vita da risorti testimonia che davvero Cristo è risorto per farci vivere da risorti.                        

 

 

 
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