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Solo Cenere   versione testuale






Nei paesi della pianura o nei piccoli centri di collina il fenomeno si manifesta in modi contenuti. È soprattutto in città che la pratica della cremazione sta prendendo piede, aumentando anno per anno e raggiungendo ormai il quaranta per cento. È il segnale che qualcosa sta cambiando in quell’ambito delicato del rapporto tra una cultura e l’atto umano del morire e della morte. È questo infatti il luogo in cui più si evidenzia il cambiamento dei modi di pensare l’esistente e l’esistenza.
Cosa spinge la gente a scegliere la cremazione e allontanarsi così dalla pratica – per così dire -  tradizionale? In alcuni è il desiderio di essere fisicamente accanto alla bara della persona tanto amata in vita, marito, moglie o figli che siano. Per altri il non dover sottoporre i propri cari a provvisorie collocazioni e successivi traslochi, data la scarsità di loculi nei cimiteri comunali o il ristretto lasso di tempo della sepoltura in terra. Insomma un legittimo desiderio di pace, in vita e in morte. In altri, poi, considerazioni economiche di presunto risparmio che, in tempi di crisi, giocano la loro parte.
A tale scenario si aggiunge ora un ulteriore tassello. Perché nell’ultima seduta, prima dello scioglimento in vista delle elezioni, il nostro consiglio regionale ha approvato la legge riguardante la dispersione delle ceneri. A ciò si aggiunge la possibilità di conservare presso di sé l’urna del caro estinto. In questo caso si sollevano altre questioni, quali la difficoltà di un reale “distacco” emotivo, se mai ci può essere, e un conseguente sguardo di speranza in avanti, oppure la difficoltà a identificare chi potrà prendersi cura di detta urna nei decenni a venire.
Sollevati dal dovere della conservazione, esulteranno i municipi delle grandi città, perchè gradualmente si riducono le spese di gestione dei servizi cimiteriali.
La Chiesa cattolica, si sa, ha sempre preferito la sepoltura dei corpi dei defunti come la forma più idonea a esprimere la pietà dei fedeli. Tuttavia in assenza di motivazioni contrarie alla fede, non si oppone alla cremazione. Suscita molte perplessità, al punto che in qualche caso potrebbe comportare la privazione delle esequie ecclesiastiche, la prassi dello spargimento delle ceneri o la loro conservazione in luogo anonimo diverso dal cimitero. Tali scelte infatti possono sottintendere concezioni panteistiche o naturalistiche. Si impedirebbe perciò la possibilità di esprimere, con riferimento a un luogo preciso, il dolore personale e comunitario. Si renderebbe difficile il ricordo dei morti, estinguendolo anzitempo.
«Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai!», ci ha da poco ammonito la liturgia. Non è dunque la cenere a far problema a un cattolico, ma le intenzioni che vi conducono. A meno che non si dica come la Hack: «Io in paradiso non ci andrò perché le mie molecole di idrogeno svolazzeranno libere nell’aria senza un perché e andranno a costituire nuovi corpi».
In casi del genere, ogni dubbio è risolto.
 
Verona Fedele (26-02-2010)
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