Domenica 21 Luglio 2019
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San Gualfardo, eremita (30 aprile)   versione testuale
Memoria facoltativa

Di origine germanica e di mestiere sellaio, san Gualfardo, obbedendo al suo desiderio interiore di una vita tutta dedita a Dio, dopo aver trascorso qualche tempo a Verona, si ritirò in solitudine eremitica, come facevano tanti giovani uomini del Medioevo, in un luogo vicino all’Adige.
Sull’esempio di s. Romedio, eremita nella Val di Non nel Trentino, trascorse in questo luogo solitario venti anni di nascondimento, poi alcuni barcaioli che navigavano sul fiume lo scoprirono, costringendolo così a trasferirsi a Verona presso la chiesa di S. Pietro in Monastero.
Dopo un certo tempo, passò alla chiesa della SS. Trinità fuori le mura della città e finalmente fu accolto caritatevolmente come oblato, dai monaci camaldolesi di San Salvatore in Corte Regia di Verona, coi quali rimase dieci anni, fino alla morte.
Giunse ai più alti gradi della contemplazione e della santità, con la preghiera incessante, le veglie notturne, i digiuni, le penitenze; il tutto intessuto da equilibrio, serenità, modestia e prudenza, che riflettevano la pace con sé stesso e l’unione intima con Dio.
Un contemporaneo monaco, che fu autore della sua prima ‘Vita’, descrisse il fervore che san Gualfardo metteva nella santa conversazione con i fedeli e con i camaldolesi; inoltre parlò di molti miracoli che operò in vita e dopo morto.
Morì nel convento di Verona il 30 aprile 1127.
Le sue reliquie si trovano nella chiesa di S. Fermo Maggiore.
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