Martedì 22 Ottobre 2019
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La celebrazione della divina liturgia   versione testuale






Già abbiamo precisato che, sotto segni visibili specifici, l’azione liturgica della Chiesa rende presente il Mistero Trinitario di Dio. Anche in cielo, cioè in Paradiso, viene incessantemente celebrata la divina Liturgia, da parte di tutti i salvati che sono pienamente immersi in Dio, come espressione di lode adorante a Dio per la salvezza ricevuta. E la celebrano non come un rito, ma come una festa di famiglia, la famiglia dei figli di Dio, in piena e gioiosa comunione con Dio e tra di loro.
Pure a noi pellegrinanti sulla terra è dato di celebrare la divina Liturgia, finalizzata alla salvezza dell’uomo fino alla sua piena realizzazione in Cristo. Già per due volte abbiamo volutamente evidenziato l’attributo “divina” applicato al termine Liturgia. Ciò mette in risalto il fatto che il soggetto implicato come protagonista è Dio stesso, Mistero di Amore Trinitario. È divina dunque perché divina è la sua fonte. Ma lo è anche perché ha come scopo quello di rendere divino l’uomo peccatore. Di conseguenza, ogni azione liturgica va celebrata divinamente, in modo degno di Dio. Da parte di chi? Lo chiarisce il CCC: «È tutta la Comunità, il Corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra. Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa […]. Perciò appartengono all’intero Corpo della Chiesa» (CCC 1140). Questa precisazione è di notevole importanza, mentre è raramente conosciuta. Di fatto, ogni celebrazione liturgica, compiuta magari nella foresta amazzonica o in un’isola sperduta delle Filippine, ha come soggetto celebrante tutta la comunità cristiana sparsa nel mondo unita al suo Capo che è il Crocifisso Risorto. Nessuna celebrazione del Battesimo, della Cresima, della Messa, del Matrimonio … è un affare privato. Vi è sempre implicata tutta la Chiesa con Cristo! Va da sé che la forma comunitaria della celebrazione, che dà visibilità alla dimensione comunitaria della Chiesa, è senza dubbio da preferirsi alla celebrazione individuale (cfr CCC 1140).
Del resto, «L’assemblea che celebra» in un determinato territorio, «è la comunità dei battezzati […] consacrati dall’unzione dello Spirito Santo a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo» (CCC 1141). Giustamente però il CCC  precisa il fatto che«alcuni sono chiamati da Dio, nella Chiesa e dalla Chiesa, ad un servizio speciale della comunità» (CCC 1142). In forza del Sacramento dell’Ordine sacro «lo Spirito Santo li rende idonei ad operare nella persona di Cristo-Capo» (ivi). Se infatti il sacerdozio dei fedeli ha radice battesimale e crismale, per cui il popolo di Dio giustamente viene definito popolo sacerdotale, comunità sacerdotale (cfr CCC 1119), il sacerdozio degli ordinati è definito “sacerdozio ministeriale” (CCC 1120), in quanto è a servizio del sacerdozio battesimale; e lo è perché è abilitato dal Sacramento ad «operare in nome e in persona di Cristo. Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l’azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli Apostoli, e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei Sacramenti» (CCC 1120). Accanto al ministero liturgico specifico e non omologabile del ministro ordinato, vi sono altri ministri liturgici, come quello dei ministranti, dei lettori e del coro (cfr CCC 1143). Ognuno, ovviamente, nella assemblea liturgica«compia solo e tutto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza» (CCC 1144).
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