Martedì 22 Ottobre 2019
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Il vero liturgo è Cristo   versione testuale





Al paragrafo 1076 così si esprime il CCC: «Il giorno di Pentecoste, con l’effusione dello Spirito Santo, la Chiesa viene manifestata al mondo. Il dono dello Spirito inaugura un tempo nuovo nella ‘dispensazione’ del Mistero: il tempo della Chiesa, nella quale Cristo manifesta, rende presente e comunica la sua opera di salvezza per mezzo della Liturgia della sua Chiesa. Cristo agisce per mezzo dei sacramenti; è ciò che la Tradizione comune dell’Oriente e dell’Occidente chiama ‘l’economia sacramentale’; questa consiste nella comunicazione (o ‘dispensazione’) dei frutti del Mistero pasquale di Cristo nella celebrazione della Liturgia ‘sacramentale’ della Chiesa».
In questo paragrafo il Magistero ci ricorda che all’uomo è possibile entrare in comunicazione salvifica con i frutti del Mistero pasquale di Cristo in modo tangibile attraverso le celebrazioni della Liturgia. Potremmo pertanto definire la Liturgia “corsia preferenziale” per mettersi in comunicazione con Dio per ricevere da Lui “ogni benedizione spirituale” in Cristo nel dono dello Spirito. Mediante la Liturgia Dio ci colma dei suoi beni, quelli che Cristo mediante la sua morte e risurrezione ha realizzato. «Assiso alla destra del Padre, da dove effonde lo Spirito Santo nel suo Corpo che è la Chiesa, Cristo agisce ora attraverso i sacramenti, da lui istituiti per comunicare la sua grazia» (CCC 1084). Dopo averli istituiti non li ha lasciati in balia degli eventi, ma ne ha garantito la permanenza della grazia in essi contenuta lungo la storia degli uomini, facendone eventi di salvezza sempre contemporanei all’uomo di tutti i tempi, in quanto «il Mistero pasquale di Cristo partecipa dell’eternità divina» (CCC 1085). Il tutto per dire che Cristo è il Grande Liturgo. È Lui che celebra quando il ministro celebra, in persona di Lui!
Istituendo i sacramenti, Cristo ha affidato il potere di renderli attuali ai suoi Apostoli, conferendo loro il potere di santificazione (cfr CCC 1087). Gli apostoli, attraverso la successione apostolica, hanno trasmesso il medesimo potere ai loro successori (cfr ivi). In tal modo, attraverso la garanzia della continuità celebrativa, che ci tiene congiunti con l’evento del Mistero pasquale, la Chiesa celebra i divini misteri, mediante l’azione della Liturgia. A tale riguardo è interessante quanto il Concilio Vaticano II, riportato dal CCC, precisa: «In quest’opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua Sposa amatissima, la quale prega il suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all’Eterno Padre» (CCC 1089; SC 7). Davvero uno squarcio di luce sul senso dell’azione liturgica compiuta dal ministero della Chiesa. Precisiamo qualche aspetto evidenziato. Anzitutto, scopo ultimo della Liturgia è «rendere un culto perfetto al Padre». Da questo culto perfetto al Padre discende all’uomo un flusso di grazie che lo purificano e lo santificano. Soggetto protagonista della Liturgia, dunque il Liturgo per eccellenza, è Cristo. Cristo però non agisce da solo. Associa a sé la sua Chiesa, che è il suo Corpo mistico, che si edifica esattamente grazie alla Liturgia che essa stessa ha il compito di rendere concreta nella storia. Come a dire che la Chiesa celebra la Liturgia e, nel celebrarla, è edificata dalla Liturgia.
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