Martedì 22 Ottobre 2019
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Il Mistero pasquale è celebrato nella Liturgia   versione testuale





Tutto il patrimonio della fede cristiana non è destinato esclusivamente ad illuminare la mente del credente, ma in definitiva a dare forma cristiana alla vita del credente. Come a dire che il patrimonio della fede cristiana non è solamente un dato intellettuale, ma è una risorsa inesauribile per la vita dello spirito.
Come avviene questo passaggio da un dato intellettuale ad un evento spirituale, tale da coinvolgere la vita interiore spirituale del credente, fino a metabolizzarla in vita secondo lo Spirito?
La via si chiama Liturgia! Etimologicamente: “opera di popolo”. Si tratta dunque di una azione consentita e autorizzata da Dio stesso compiuta dal suo popolo in favore del suo popolo (cfr CCC 1069). Un popolo, ovviamente, organizzato gerarchicamente, dove il servizio della presidenza, anche liturgica, compete all’ordinato. Attraverso l’azione liturgica del popolo di Dio, Cristo stesso continua la sua opera di salvezza e ne trasmette i contenuti salvifici nel tempo. Questo dato che si riferisce al soggetto “Cristo” non va mai dimenticato. È Lui infatti l’ “unico Liturgo”, tant’è vero che “la Liturgia è ritenuta quell’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale” (cfr CCC 1069-1070 con rimando a SC 7).
Grazie all’azione efficace della Liturgia il Mistero pasquale non viene solo commemorato, ma realizzato, nella potenza dello Spirito del Risorto, al punto da essere contemporaneo di ogni tempo e disponibile ad ogni uomo. Sicché, “Per mezzo della Liturgia, l’uomo interiore è radicato e fondato nel grande amore con il quale il Padre ci ha amati nel suo Figlio diletto. Ciò che viene vissuto e interiorizzato da ogni preghiera, in ogni tempo, nello Spirito, è la stessa ‘meraviglia di Dio’” (CCC 1073).
Il Concilio Vaticano II, nell’aver riscoperto il valore altissimo della Liturgia, ne riconosce la sublimità con parole da aforisma, cioè da sintesi poderosa: “La Liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù” (SC 10). Espressione squisita. Di valore straordinario. Che non può non mettere in crisi l’intera impostazione della pastorale se essa non è incentrata interamente sulla Liturgia celebrata e partecipata. Come a dire che se l’evangelizzazione, nei suoi vari risvolti, non parte dalla Liturgia e non conduce alla Liturgia rischia di essere abortiva. Esplicitiamone ulteriormente la ragione: la ricchezza delle risorse contenute nel Mistero pasquale, come Mistero di salvezza, viene comunicata al credente tramite la celebrazione della Liturgia, specialmente eucaristica.
Va da sé che si rende necessaria una adeguata catechesi liturgica capace di “introdurre nel Mistero di Cristo” (CCC 1075) liturgicamente celebrato. Introdurre nel Mistero, per coglierne la portata salvifica è compito della catechesi “mistagogica” che, etimologicamente, significa appunto “catechesi che introduce nel Mistero”. 
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