Martedì 22 Ottobre 2019
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Nella gloria dei cieli nuovi e della terra nuova   versione testuale





L’espressione “cieli nuovi e terra nuova” ricorre in tre libri della Sacra Scrittura. Anzitutto nel profeta Isaia. Dopo aver profetizzato che il Dio fedele farà dimenticare tutte le tribolazioni del passato, quelle soprattutto inerenti all’esilio in Babilonia, a nome di Dio profetizza: “Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra” (Is 65, 17), e precisa che tale nuova condizione consiste nella gioia di Gerusalemme, nella garanzia di una vita lunga, nella prosperità economica, nella pace cosmica: “Il lupo e l’agnello pascoleranno insieme …” (Is 65,18-25). Nel capitolo successivo, ultimo di Isaia e vertice dell’intero libro, dopo aver assicurato la pace come un fiume, dopo aver ricordato il suo amore materno, dopo aver prospettato un raduno generale dei popoli a Gerusalemme, profetizza: “Sì, i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me” (Is 66, 22).
Il tema viene ripreso dalla seconda lettera di Pietro. L’autore, dopo aver evidenziato l’infinita pazienza di Dio, finalizzata alla conversione, e dopo aver precisato che il mondo creato è destinato a dissolversi, precisa: “Secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e terra nuova, nei quali abita la giustizia” (2 Pt 3,13). Infine l’ultimo libro della Sacra Scrittura, l’Apocalisse. Il testo merita di essere ampiamente citato: “E vidi un cielo nuovo e una terra nuova. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo come una sposa adorna per il suo sposo: ‘ ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima di loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno perché le cose di prima sono passate’. E colui che sedeva sul trono disse: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21, 1-5).
Tutti e tre i libri citati hanno intonazione escatologica, rimandano cioè alla fine dei tempi, oltre la storia e intendono evidenziare soprattutto due elementi. Il primo: la realtà assolutamente nuova rispetto all’evolversi della storia sia umana che cosmica, riguardante cioè l’intero universo, è opera di un intervento radicale di Dio che pone in esistenza una nuova creazione. Il secondo ci fa intravvedere la condizione di felicità dell’uomo salvato, liberato da tutte le sofferenze della terra. Finalmente l’uomo respira aria nuova, che è l’aria dell’amore di Dio verso tutti i salvati. Potremmo parlare, in termini tecnici, di palingenesi, cioè di rinnovamento, appunto di creazione nuova, dove tutto è armonia: l’uomo e quell’universo, che nella fase della storia è in profondo travaglio, “nelle doglie del parto” (Rm 8,22), pienamente riconciliati tra di loro, perché riconciliati con Dio (Cfr CCC 1042-10469).
Si tratta di immagini evocative di un clima di Paradiso, di felicità assoluta, adombrate anche nell’immagine della nuova Gerusalemme, in cui ci è dato di vivere la pienezza dell’amore, della pace, della giustizia, della luce di Verità.
Ecco che cosa ci attende al termine della vita terrena, se ci saremo lasciati salvare dalla Misericordia di Dio, e se ci saremo impegnati a realizzarne qualche preludio in terra: il Paradiso, la Gerusalemme nuova, i cieli nuovi e la terra nuova, la Pasqua eterna. Nel mondo dei risorti nel Risorto. Ci attende la somma felicità, perché Dio finalmente “sarà il Tutto in tutti” (1 Cor 15, 28). 
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