Martedì 22 Ottobre 2019
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La realtà del Purgatorio come stato di purificazione spirituale   versione testuale





Già abbiamo evidenziato il fatto che né Paradiso né Inferno sono luoghi topografici, ma stati d’animo relazionali. Per questo abbiamo parlato di “essere paradiso, essere inferno”: in modo parziale durante la vita terrena; in modo definitivo dopo la morte.
Qualche cosa di simile si può affermare del Purgatorio, la cui verità dottrinale teologica è sancita dal Concilio di Firenze e dal Concilio di Trento. Cerchiamo di capirne il senso. Il CCC afferma: “Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo … La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati” (CCC 1030-1031).
L’esistenza del Purgatorio ha radice teologica. Se infatti “essere Paradiso” vuol dire essersi lasciati inondare completamente dall’Amore Misericordioso di Dio, senza sottrargli alcun frammento del nostro essere, alcuna fibra, anche quella più profondamente nascosta, chi alla sua morte non è totalmente di Dio, al fine di esserlo si lascia purificare da tutto ciò che in lui non è Dio: come l’oro in un crogiolo, ragion per cui si parla del fuoco del Purgatorio. In altre parole, nella condizione di Purgatorio l’uomo che è morto non in uno stato di opposizione a Dio (inferno), ma di non totale adesione a Lui (paradiso), si lascia purificare spiritualmente dall’azione dell’Amore Misericordioso di Dio, favorito da alcune “collaborazioni” che predispongono l’anima del purgante ad essere raggiunto in radice dall’Amore Misericordioso”.
Già nella vita terrena si vive il dramma dell’essere totalmente o parzialmente di Dio o, persino, contro Dio. Di per sé l’atto con il quale l’uomo viene immerso completamente nel grembo dell’Amore Trinitario di Dio che lo purifica radicalmente, è il Battesimo. Dopo il Battesimo si vive comunque il dramma della fedeltà o meno a Dio. Ci si sperimenta incoerenti con le esigenze del Battesimo. Di conseguenza, siamo sempre nella condizione di una necessità di purificazione. Purtroppo, ogni peccato incide sullo stato di fragilità della nostra vita interiore. Specialmente se reiterato, ripetuto a concatenazione, ci rende disumanamente fragili. Magari non totalmente contro Dio, ma non totalmente di Dio.
A questo punto, proprio al fine di rafforzare quello che Paolo definisce l’uomo l’interiore, il battezzato ricorre ai mezzi della grazia: dal secondo Battesimo come viene definita la Confessione, alla preghiera, alla partecipazione all’Eucaristia, ad atti di squisito amore fraterno, all’impegno per una vita di sobrietà e di solidarietà, alle rinunce, all’offerta a Dio delle nostre sofferenze … Tutto contribuisce al rafforzamento e alla purificazione appunto dell’uomo interiore. L’atto probabilmente più significativo messo nelle mani di ogni uomo, anche ai fini della purificazione radicale dell’animo, è l’offerta della propria vita e del proprio morire, come ultimo atto di affidamento liturgico esistenziale a Dio. Una sorta di: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”! Se invece, per varie ragioni, l’uomo rimane in stato di necessità di purificazione, la fede della Chiesa ci ricorda l’efficacia dei “suffragi”, di cui il più significativo ed efficace è la celebrazione della Messa. Bene inteso, non sono atti magici. Né hanno efficacia automatica. Sono effettivi aiuti a lasciarsi purificare dall’Amore Misericordioso di Dio. Tutto contribuisce al fine di “arrenderci” all’Amore Misericordioso di Dio, perché finalmente Dio sia il tutto della nostra vita (cfr 1 Cor 15, 28). Sia cioè il nostro Paradiso.
 
 
E i suffragi.. non atti magici, automatici
 
 
Vita terrena come purificazione: tutto ciò che ci ristabilisce in relazione di amicizia con Dio, sradicando da noi anche la tendenza a compiere il male ma a lasciarci calamitare dal bene.. contro le turbolenze, anche se non sono accondiscese, ma si è esposti. Che cosa è la pena della colpa? Sono le conseguenze di indebolimento della vita interiore.. nessuna fibra del nostro essere, anche quella più nascosta e per così dire sotterranea, deve essere sottratta al suo Amore, accolto senza riserve..
Morte come purificazione..
Questione indulgenze al tempo di Lutero 
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