Martedì 22 Ottobre 2019
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La via sacramentale della fede cristiana   versione testuale





 La fede, proclamata nel Credo Niceno Costantinopolitano, presentata come il primo dei fondamentali del vivere cristiano dal Catechismo della Chiesa Cattolica, non è destinata solo ad illuminare la mente del credente. Essa è finalizzata ad incarnarsi nella vita concreta delle persone. A divenirne cioè la forma concreta. La fede, che certamente va prima conosciuta, non è per una esercitazione accademica di intellettualismo. È per la vita. È per una qualità di vita che sia conforme al Vangelo o, per essere ancor più precisi, per una qualità di vita in sintonia con il Mistero dell’Amore Trinitario di Dio, proclamato nel Credo, proprio nell’essere inseriti mediante il Battesimo nel Mistero della Chiesa. Questo dunque è l’itinerario che il CCC intende seguire: dalla proclamazione della fede cristiana, integra e genuina, all’attuazione dei suoi contenuti salvifici che vengono trasferiti nel cuore del credente mediante l’azione sacramentale della Chiesa, per rendere il cristiano idoneo a metabolizzarli, cioè a lasciarli trasformare nella vita morale (terzo fondamentale), la quale assume il respiro di una preghiera incessante (quarto fondamentale).
A questo punto si inserisce nel CCC, come secondo fondamentale, l’argomento dei Sacramenti. Capitolo importantissimo che, solo, può far da ponte tra la fede professata e la morale che ne è l’incarnazione personalizzata.
Il CCC intitola questo secondo capitolo “La celebrazione del Mistero Cristiano”. Per dire che solamente attraverso gli eventi celebrativi, caratteristici della Liturgia, il Mistero Cristiano trova destinazione vera e pieno compimento.
A questo punto conviene sostare, sia pur brevemente, per chiarire il senso della Liturgia. Essa non ha il compito di evocare né di riesumare fatti del passato che si riferiscono a Cristo, ma di rendere presente i contenuti salvifici insiti nel Mistero Pasquale di Cristo. Le risorse di salvezza che promanano dal Mistero dell’Incarnazione di Gesù, della sua vita privata a Nazareth e pubblica per le strade dei luoghi di incontro della Palestina e, soprattutto, dal suo Mistero Pasquale, vengono trasmesse a noi nell’oggi, come da una sorgiva sovrabbondante ed inesauribile, per mezzo delle celebrazioni della Liturgia: “Quest’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del Mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione (cfr SC 5). Per questo, nella Liturgia, la Chiesa celebra principalmente il Mistero pasquale per mezzo del quale Cristo ha compiuto l’opera della nostra salvezza” (CCC 1067).
È proprio attraverso l’azione liturgica che il cristiano entra in contatto vivo con la sorgiva della salvezza, al fine di farne proprie le risorse spirituali. Ciò significa che l’acquisizione di atteggiamenti e comportamenti morali, cioè conformi al Credo, non è frutto della sola buona volontà del credente, ma, alla radice e principalmente, della forza spirituale contenuta nei Sacramenti. Solo se, nel dono del Suo Spirito, mediante il suo agire nei Sacramenti, consentiamo a Cristo di crescere in noi, possiamo dire di essere davvero cristiani e di agire da cristiani.
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