Martedì 22 Ottobre 2019
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Un Amen che ha valore teologico   versione testuale





“Il Credo, come pure l’ultimo libro della Sacra Scrittura, l’Apocalisse, termina con la parola ebraica Amen … Anche la Chiesa termina le sue preghiere con Amen” (CCC 1061). Ciò significa che siamo di fronte ad un termine importante, pur nella sua brevità.
Dopo aver passato in rassegna tutto il deposito della fede cristiana, al punto che ci è consentito di affermare che tale deposito è costituito da tutti i suoi contenuti teologici ed esclusivamente da essi, sicché a nessuno è lecito sottrarne o aggiungerne altri, il CCC dedica cinque paragrafi per precisare il senso dell’Amen, in riferimento sia alla professione di fede cristiana sia alle preghiere, e pure ad altro.
 Si tratta di un termine ebraico, estratto dalla stessa radice di credere: “Tale radice esprime solidità, affidabilità, fedeltà” (CCC 1062). Ha come radice la stessa di roccia (hemet). Il riferimento prima che al credente è a Dio, il Dio fedele. Quante volte, specialmente nei Salmi e nei Profeti, questo attributo è applicato a Dio, che rimane fedele alla sua Alleanza, anche quando il popolo eletto si mostra infedele.
Applichiamola ora al Credo. L’Amen conclusivo potrebbe essere definito il sigillo di Dio. È come se ci dicesse: “Quanto hai professato nella fede della Chiesa corrisponde al mio essere il Dio fedele: il Dio Creatore, il dio Salvatore, il Dio datore di vita, il Dio che ti fa partecipe, mediante il Battesimo, della vita del Corpo ecclesiale di Cristo, il Dio della vita eterna da risorti. Tutto ciò è messo a tua disposizione”. Questo Amen ha dunque prima di tutto valore teologico in quanto esprime la realtà di Dio fedele.
Proprio questa fedeltà fa appello alla nostra fede, al credere nostro come atto di affidamento a Dio che si è rivelato come Mistero di Amore Trinitario: “Credere significa dire ‘Amen’ alle parole, alle promesse, ai comandamenti di Dio, significa fidarsi totalmente di colui che è l’ ‘Amen’ di infinito amore e di perfetta fedeltà” (CCC 1064).
Ai neofiti, cioè ai fedeli da poco battezzati, S. Agostino soleva dire: “Il Simbolo sia per te come uno specchio. Guardati in esso, per vedere se credi tutto quello che dichiari di credere e rallegrati ogni giorno per la tua fede” (Ser 58,11,13).
A buona ragione il CCC invita ogni cristiano a fare della propria vita un Amen a ciò che professa (cfr CCC 1064). Una sorta di consegna, nella fede, al Padre fedele perché nel dono del suo Spirito renda fedele a Lui la nostra vita.
Davvero un gioiello è, infine, il riferimento a Cristo come l’Amen del Padre: “Gesù Cristo stesso è l’ ‘Amen’. Egli è l’Amen definitivo dell’amore del Padre per noi: assume e porta alla sua pienezza il nostro ‘Amen’ al Padre: ‘Tutte le promesse di Dio in Lui sono divenute ‘Sì’. Per questo sempre attraverso Lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria” (2 Cor 1,20; CCC 1065). Ed è esattamente ciò che facciamo nella Messa, prima del Padre nostro: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen!”. 
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