Martedì 22 Ottobre 2019
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Destinati al Paradiso   versione testuale





 “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1 Tm 2, 4). Dunque, da parte di Dio ogni persona umana ha una sola destinazione: la salvezza, il Paradiso! Per questo obiettivo Dio ci ha chiamati all’esistenza, qualunque sia la condizione di esistenza. Ogni persona poi di fatto decide, con libera responsabilità, se aderire o meno al piano di salvezza di Dio previsto per ogni sua creatura umana. È il dramma dell’esistenza umana: decidere se stare per sempre con Dio, Mistero di amore trinitario o contro di Lui.
Per essere sempre con Dio occorre morire nella giusta relazione con Lui, cioè in grazia di Dio: “Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono ‘così come egli è’ (1 Gv 3,2), faccia a faccia” (CCC 10,23).
Trattandosi di una realtà trascendente, che va cioè oltre la materialità fenomenica delle cose e al di là della storia, la Sacra Scrittura ce ne narra i contenuti attraverso immagini. Già abbiamo citato il termine Paradiso collocandolo nel titolo, in quanto è forse il più immediatamente allusivo, ed esprime una condizione di vita da delizie. Tuttavia, non meno suggestive sono le altre immagini. Cielo, ad esempio, che evidenzia appunto il senso della trascendenza: “Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva” (CC1024), che sulla terra possono trovare solamente preludi, ma mai compimenti.
Altre immagini, ognuna delle quali ha una o più possibili citazioni neotestamentarie: il banchetto delle nozze, il vino del regno, la casa del Padre, l’eredità tra i santi, la comunione dei santi, gregge degli eletti, la nostra patria, la Gerusalemme celeste, cieli nuovi e terra nuova, la luce, la pace, la vita eterna, la gloria, la Pasqua eterna, l’ultimo giorno. Nel loro insieme esprimono il raggiungimento dello stato di vita umana nella sua pienezza di senso e di gioia. È il compimento dell’approdo a cui conduce la speranza cristiana.
Certo, il Paradiso non è un luogo fisico, ma una relazione di amore comunionale con Dio e con i salvati. Di conseguenza, più che “Andiamo in Paradiso” è meglio dire: “Siamo Paradiso”, ora in abbozzo, e al termine della vita, se in grazia di Dio “Saremo Paradiso”. L’essere Paradiso è molto di più che essere in Paradiso. L’essere Paradiso esprime coincidenza tra il nostro essere personale, raggiunto pienamente dalla salvezza, con la pienezza di gioia in Dio; l’essere in Paradiso esprimerebbe una condizione esterna a noi.
L’essere definitivamente Paradiso significa aver raggiunto lo stato di vita più degno dell’uomo, quello a lui più congeniale: l’essere in comunione filiale con Dio, Mistero di Amore trinitario, e fraterna con tutti i salvati: “Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati” (CCC 1024). Con l’apostolo Paolo possiamo così riassumere il concetto di Paradiso: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1 Cor 2,9).
Nell’essere Paradiso non vi è alcuna traccia di individualismo, superbo ed egoista, ma solo umile relazione interpersonale comunionale. Solo Amore di Dio in noi. Conquistati dal suo Amore. Nella gioia assoluta. In Dio nostra gioia. Per raggiungere questa condizione di vita è valso la pena di essere venuti al mondo. In qualsiasi stato di salute. In qualunque posizione sociale.
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