Giovedì 17 Agosto 2017
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 NEW Diocesi Verona - Documenti - Progetto Pastorale Diocesano 2014-15 
Progetto Pastorale Diocesano 2014-15   versione testuale
presentazione, Seminario minore, 6 giugno 2014






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Come è noto, il nostro progetto pastorale ha una scansione triennale: 2013/2016. Ed ha come soggetto di fondo la “Trasmissione della fede”. Tale soggetto è stato dedotto dal Sinodo diocesano e dagli Orientamenti pastorali della Chiesa Italiana per il decennio in corso, come risposta adeguata alla situazione attuale della nostra diocesi.
Il primo anno ci ha visti impegnati a riflettere sui soggetti della trasmissione della fede (comunità cristiana, genitori, presbiteri, catechisti, animatori, gruppi e associazioni) e sui percorsi della fede (primo annuncio, secondo annuncio, percorsi differenziati). Ovviamente, la riflessione si è concretizzata anche in iniziative.
Quest’anno, senza perdere d’occhio il primo step, anzi consolidandolo, vorremmo introdurci in quell’humus propizio e fecondo per la trasmissione della fede qual è la Liturgia dei Sacramenti, soffermandoci però quasi esclusivamente su: “L’Eucaristia, celebrata e adorata, fonte e culmine della vita cristiana”.
Indubbiamente sarebbe interessante e utile proporre una riflessione sul Sacramento del Battesimo come luogo della prima trasmissione della fede; del Sacramento della Cresima come confermazione di tale fede accolta con senso di responsabilità dal soggetto battezzato; del Sacramento della Confessione come purificazione della fede vissuta; del Sacramento dell’Ordine finalizzato alla edificazione di una comunità di fede; del Sacramento del Matrimonio finalizzato alla testimonianza dell’Amore che, al dire di Papa Benedetto e di papa Francesco, è l’essenza, il nucleo della fede (cfr LF e EG). Come pure sarebbe interessante e utile una riflessione sulla Liturgia delle Ore come alimentazione quotidiana della fede adulta.
Ci soffermiamo invece sul senso che ha l’Eucaristia per la vita della Chiesa e del mondo, cioè sul suo contenuto, il suo valore, il suo significato e la direzione su cui ci guida nella storia. Partiamo da una constatazione: l’Eucaristia è il “Mistero della fede!”. Di conseguenza, tutto ciò che riguarda la fede cristiana è in Essa contenuto. Di qui la concatenazione inscindibile tra “catechesi - Messa - vita”.
La catechesi, o meglio “il percorso formativo a diventare cristiani adulti”, è, per così dire, una iniziazione permanente alla celebrazione del Mistero eucaristico! Essa, dunque, ha anima eucaristica. Se per sua natura la catechesi è “introduzione al discepolato di Cristo Eucaristia” per essere trasformati in Eucaristia, in modo riflesso, consapevole e libero, e non una lezione scolastica di religione, di impronta culturale, va da sé che se vissuta a se stante, senza alcun legame con la Messa, a cui condurre, diventa un aborto. La Messa è il compimento e il senso profondo della catechesi.
A sua volta, la Messa è destinata a sfociare nella vita, concretamente negli ambiti della laicità per fecondarli eucaristicamente (sarà il tema dell’anno prossimo, che tuttavia va tenuto sull’orizzonte già da quest’anno). Come la catechesi è interamente protesa alla Messa, così la Messa è interamente protesa alla vita, che ne è il terminale. Non a caso il Concilio Vaticano II definisce il Sacrificio Eucaristico “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (LG 11; la stessa definizione di Liturgia: SC 10: “La Liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù”). Nulla di più lontano dal ritualismo!
In questo anno pastorale vorremmo anche scoprire l’identità battesimale e missionaria dei soggetti coinvolti con la celebrazione della Messa. Si tratta anzitutto della comunità cristiana, nata dal Battesimo, che si edifica in comunione fraterna proprio nella celebrazione dell’Eucaristia, grazie all’azione trasformante dello Spirito Santo. Evidenzieremo il rapporto tra Eucaristia e famiglia, piccola chiesa domestica (Messa domenicale della famiglia!). E, pur senza mai separarli dal loro contesto familiare, vorremmo riservare una particolare attenzione ai “giovani nel dopo cresima”, perché riacquistino il gusto per la partecipazione, “attiva e devota”, alla Messa domenicale. La nostra Chiesa non intende rassegnarsi al fatto che la Messa sia disertata da bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. Ci interrogheremo poi sul senso che ha il presbitero con il suo compito di presidente dell’assemblea eucaristica. E porremo attenzione al mistero della vocazione al presbiterato, riappropriandoci del Seminario nella sua triplice articolazione: Minore, Casa S. Giovanni e Maggiore, con il loro focus educativo che è Gesù Cristo. Infine, vorremmo far emergere quanto la Messa è climax, scuola alta di discepolato, per intercettare, e portarla a compimento, la chiamata alla vita di santità familiare (ce ne evidenzierà il valore il Sinodo), consacrata (il prossimo sarà l’anno della vita consacrata), ordinata. Dalla Messa può nascere una comunità capace di corresponsabilità laicale (cfr équipe di adulti rappresentativi della comunità, con mente e sensibilità panoramiche).
In conclusione, mentre nell’Eucaristia ci è dato di capire fin dove si spinge l’amore di Dio, assolutamente gratuito, per l’uomo, così esprimibile parafrasando il versetto del dialogo di Gesù con Nicodemo: “Dio ha tanto amato e ama l’umanità da consegnarsi nelle sue mani Eucaristia nel Figlio morto e risorto”, prendiamo coscienza di quanto Essa ci responsabilizza nei confronti di noi stessi, della Chiesa (che edifica in comunione fraterna eucaristica), dell’umanità.
Quali ministeri sonoconnessi con la celebrazione e da essa esigiti? L’accoglienza, il servizio all’altare (ministranti, ministri straordinari della comunione, accoliti, diaconi); i lettori (siano preparati a leggere bene!); il coro (anche prima e dopo la celebrazione, dove si possono eseguire musiche e canti non strettamente liturgici, ma di carattere religioso, non profani): educare al canto liturgico appropriato; il decoro dell’ambiente, dell’altare, delle suppellettili e dei vasi sacri.
Il clima spirituale che deve avvolgere la celebrazione dell’Eucaristia: sentire come grazia e diritto, prima che obbligo, la partecipazione alla Messa; premettere una adeguata preparazione spirituale già partendo da casa, prendendo coscienza del senso partecipativo alla celebrazione dell’Eucaristia come cuore della Domenica-Festa, Giorno del Signore (meglio se ci si prepara in famiglia con la lettura del Vangelo!); avere desiderio di portare alla Messa la vita della propria famiglia; il segno della croce con l’acqua battesimale all’ingresso; creare un clima di silenzio che sintonizza con il Mistero; dopo il saluto liturgico, è auspicabile aggiungere “Buona Domenica!”; realizzare una solenne sobrietà celebrativa da parte del “Presidente”, che rende presente il Vescovo; assicurare armoniosa articolazione dei momenti celebrativi, precisati dal Presidente stesso, senza sforamenti nella lunghezza dei canti e dell’omelia (massimo dieci minuti! Imperniata sui testi biblici, liturgici; a carattere mistagogico esistenziale); tenere una partecipazione “consapevole, attiva e fruttuosa” (SC 11): l’assemblea composita, che prevede anche la presenza significativa delle comunità etniche, coinvolta nelle preghiere e nei canti; far maturare un senso profondo di fede nel Mistero celebrato: “È il Signore!”, sempre però nel grembo dell’Amore Trinitario di Dio; fare genuflessione all’ingresso e all’uscita che esprima fede; maturare piena disponibilità a portare nella vita il mistero celebrato e assimilato. E il presbitero abbia possibilità di fermarsi con la sua gente! In definitiva, “se occorre, meno Messe perché tutte siano più Messa!”.
Quale umanesimo (cfr Convegno ecclesiale di Firenze) viene germinato dall’Eucaristia? Un umanesimo eucaristico, cioè che si fa dono, contro la cultura dell’individualismo egoista.
E quali sono le attenzioni preferenziali che derivano dall’Eucaristia celebrata e adorata? Quelle verso i poveri, materialmente e spiritualmente, i disabili, i malati.
Quale rapporto tra Confessione e Comunione, cioè tra stato di salute spirituale e necessità di nutrimento eucaristico? Si tratta di verificare sul piano personale l’efficacia reale del risanamento operato dalla Confessione e del nutrimento eucaristico. Altrimenti se ne contraddice il senso stesso.
In conclusione, tutti gli itinerari pastorali terranno sott’occhio la realtà sacramentale dell’Eucaristia. Così farà anche la Scuola diocesana di preghiera: pregare con la Liturgia e in particolare con la Liturgia eucaristica. E come icona? Gesù e i discepoli di Emmaus.
NB a) Tutto nella Celebrazione eucaristica contribuisca a far “ardere il cuore”.
NB b) Proposta. Poiché la celebrazione eucaristica che testimonia la principale manifestazione della Chiesa è quella presieduta dal Vescovo in Cattedrale (cfr SC 41), viene suggerito che si ipotizzino delle celebrazioni eucaristiche in Cattedrale, presiedute dal vescovo, con i Consigli Pastorali Parrocchiali e con i loro presbiteri.
NB c) Il progetto diocesano viene affidato alla elaborazione territoriale da parte dei Consigli Parrocchiali o dell’Unità pastorale.
 
s.e. mons + Giuseppe Zenti
 

NOTE ACCOMPAGNATORIE AL PROGETTO PASTORALE 2014/15
Venerdì 6 giugno scorso a San Massimo il Vescovo ha presentato il progetto pastorale diocesano per l’anno 2014/15. Il grande tema conduttore è “la trasmissione della fede” che già l’anno scorso ci ha visto impegnati a riflettere sui “soggetti” principalmente interessati a tale compito e sui “percorsi” concreti da attuare. Ora si guarda soprattutto alla liturgia eucaristica, culmine e fonte di tutta la vita cristiana. Infatti la chiesa fa l’eucarestia e l’eucarestia fa la chiesa. Dopo l’introduzione del Vescovo hanno portato il loro contributo, illustrando da varie angolature il vangelo di Emmaus (Lc 24), il biblista Don Martino Signoretto, il liturgista Don Luigi Girardi, e il catecheta Don Antonio Scattolini. Al termine alcuni centri diocesani di pastorale hanno lanciato dei suggerimenti, quasi ad invitare le comunità ad attivarsi per dare diverse concretizzazioni operative, con particolare attenzione ai tre grandi periodi dell’anno liturgico.
1.       FINO A NATALE: diamo risalto al tema dell’accoglienza e della parola di Dio. Siamo un popolo di convocati, di perdonati, capaci di ascoltare la parola che dà forma alla vita.
2.       FINO A PASQUA: diamo risalto al tema del dono. Nell’eucarestia Gesù è il dono del Padre per la nostra fame. È pane spezzato e condiviso. Siamo un popolo che solo condividendo nel sacramento e nella vita può comunicare ai santi misteri.
3.       FINO A PENTECOSTE: diamo risalto al tema della missione. Siamo un popolo inviato. Una chiesa in uscita, con volto gioioso, ricca della “benedizione” ricevuta. Andare in pace significa innanzitutto essere nella pace, carichi di frutti di fraternità e riconciliazione. Come un fiore in boccio che deve fiorire pienamente nella vita per diffondere il profumo di Cristo.
I testi vengono ora consegnati ad Informazioni Pastorali  e sono scaricabili dal sito diocesano www.diocesiverona.it insieme all’immagine che ci accompagnerà per tutto l’anno pastorale: “I discepoli di Emmaus” del pittore Arcabas. Questo materiale viene affidato ai consigli pastorali parrocchiali, vicariali, alle zone pastorali e ai centri diocesani di pastorale perché possano elaborare sussidi, iniziative, attività formative che aiutino a vivere la messa domenicale, celebrando con quella sobria solennità, che aiuti ogni famiglia a gustare, dai ragazzi agli adulti, la gioia della domenica.
“Sarebbe bello che”…ad esempio per il momento dell’accoglienza si facesse così…“Sarebbe bello che”…ad esempio per il rito di invio si facesse così…“Sarebbe bello che”…ad esempio per il rito di offertorio si facesse così…
 
mons. Roberto Tebaldi
 
negli allegati oltre ai testi precedentemente presentati, trovate le relazioni di don Martino Signoretto, don Antonio Scattolini e don Luigi Girardi

 
 
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