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 NEW Diocesi Verona - Archivio News - 2016 - Camminiamo insieme con gioia verso la casa del Signore 
Camminiamo insieme con gioia verso la casa del Signore   versione testuale
Omelia del Card. Mario Zenari per la concebrazione eucaristica - Cattedrale di Verona 26 novembre 2016






Camminiamo insieme con gioia verso la casa del Signore !
abbiamo ripetuto nel salmo responsoriale
Il tempo di Avvento, nel quale siamo entrati, è caratterizzato dalla speranza e dalla gioia, accresciuta quest’ultima dalla particolare circostanza che vive la nostra Diocesi con la nomina  cardinalizia di uno dei suoi figli. Tale scelta del Papa rappresenta anzitutto un gesto di predilezione verso l’ “amata e martoriata” Siria. Gesto di cui beneficia anche la nostra Diocesi. Potremmo considerare tale evento come una visita gioiosa del Signore, per la quale rendiamo grazie in questa Eucarestia.
In effetti sono molteplici le visite , o “Avventi”, del Signore. Tra questi, i 3 principali Avventi: quello di 2 mila anni fa quando il Verbo prese carne dalla Vergine Maria a Betlemme; la sua venuta alla fine del mondo per inaugurare cieli nuovi e terre nuove; e la sua visita quotidiana nella storia della Chiesa, del mondo e di ciascuno di noi.
Ma anche prima della venuta storica di Gesù, Dio, nel suo amore misericordioso, ha continuamente visitato  l’umanità. Le ha parlato, e le parla tuttora con il linguaggio della creazione e della sua provvidenza. Linguaggio comprensibile da tutti, come ci ricorda S. Paolo (Rom. 1, 19-20)
Durante questi passati 36 anni, a servizo della S. Sede in varie parti del mondo, ho potuto ammirare bellezze naturali uniche.
Non posso tuttavia dimenticare quelle della nostra terra impressemi nell’animo fin da  bambino: valli, colline, monti, lago; color oro delle messi, argento degli ulivi, fragranza delle viti, il colore dei fiori di pesco, di ciliegio, di melo, verde intenso dei nostri prati e boschi, fino al rosso delle cave di marmo. Fra qualche minuto loderemo il Signore per il pane e  il  vino,  frutto della nostra terra e del lavoro dell’uomo. E i nostri bambini nel sacramento del battesimo e della cresima, come pure i nostri malati, saranno consacrati con i  santi oli benedetti ogni  giovedì santo in questa cattedrale.
Ho avuto modo di conoscere  culture e bellezze artistiche tra le più svariate. La bellezza è un trascendentale che ci innalza a Dio. E’ un tocco della sua presenza.
Ma non posso tagliare le mie  radici culturali che affondano nella nostra terra e nella nostra Verona. Testimonanze storico, culturali, artistiche di 2 mila anni : resti romani come l’Arena, chiese come S.  Zeno e questa cattedrale, tanto per citarne qualcuna, connubio meraviglioso di arte e fede !
Patrimonio di bellezze naturali e artistiche invidiabili !
Come potrei dimenticarti, Verona ?
Nei vari Paesi dove ho esercitato il mio ministero ho potuto constatare la presenza dello Spirito del Signore nelle persone di retta coscienza e nelle varie esperienze religiose, i cosiddetti semina Verbi. Ho vissuto il dinamismo ed entusiasmo delle giovani chiese : irruzione dello Spirito del Signore ! E che dire dell’emozionante esperienza che vivo da 8 anni sulla “Via di Damasco”, e in una regione dove per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani ? (At 11, 26). In un momento di prova particolare per quei nostri fratelli e sorelle di fede.
Ma non posso staccarmi dall’humus da cui ha tratto linfa, fin dalla mia infanzia, il mio profondo sentimento religioso respirato in famiglia e in parrocchia. Profondi valori umani, cristiani e famigliari. Ho avuto la grazia di conoscere, nella mia  fanciullezza, un parroco ardente di zelo e di  carità pastorale, il venerabile D. Giuseppe Girelli,  parroco e apostolo delle  carceri. Dall’età di seconda media,  fino all’ordinazione sacerdotale, ho beneficiato della paterna guida del venerabile Vescovo  Mons. Giuseppe Carraro, che,  dopo alcuni anni di ministero pastorale, mi inviò a Roma per essere a servizio della S. Sede. Sono, inoltre, vivamente riconoscente agli educatori e docenti del Seminario Minore e Maggiore. Alcuni di loro sono qui presenti. Mi è doveroso menzionarne, con viva riconoscenza, almeno  uno, S. E. Mons. Andrea Veggio, per tanti anni Rettore del Seminario Teologico. Così pure i Vescovi che si sono succeduti e che mi hanno accompagnato con la preghiera e il sostegno, in particolare S.E. Padre Flavio  Roberto Carraro, che mi ha imposto le mani per l’ordinazione episcopale proprio in questa cattedrale. Te carissimo Mons. Giuseppe! Varcammo insieme, nel lontano 1957 la soglia del piccolo seminario di Roveré. Voi carissimi Nunzi : Mons. Rino Passigato, Mons. Claudio Gugerotti. Condividiamo gioie e fatiche a servizio del ministero petrino. Voi carissimi confratelli sacerdoti, specialmente voi miei compagni di ordinazione sacerdotale, voi Religiosi, Religiose. Un vivo e riconoscente ricordo ai parroci e ai fedeli di Buttapietra e di Cerea che mi hanno accolto con molta simpatia nei miei primi anni di entusiasmo sacerdotale.
E che dire della santità profusa dal Signore nella nostra Diocesi ? Quanti Santi e Sante! Mi devo trattenere dal nominarne qualcuno, perchè causerei subito malumore già in questa assemblea : “ Perchè non ha menzionato il nostro Santo, la nostra Beata, il nostro  venerabile ?”. Mi viene in mente, a tale proposito, quanto il vecchio  Tobi diceva ai suoi amici  di fede vacillante : “Non dite così perchè noi siamo figli di santi !” ( Tb 2, 10-23 Volg.). E suo figlio Tobia alla moglie Sara all’inizio del loro matrimonio: “ Sara levati : preghiamo Dio , oggi, domani e domani l’altro… perchè noi siamo figli di santi e non possiamo unirci alla maniera di quelli che non conoscono Dio” (Tb 6, 10-11; 7, 1, 9; 8, 4-10 Volg. ). Figli di santi, cioè di patriarchi  e profeti.
Quale patrimonio invidiabille di santità, dono del Signore ! Verona fedele e missionaria !
Come dimenticarti, Verona ?   Quali e quante visite del Signore alla nostra terra !
Visite e presenze del Signore lungo tutto il cammino dell’umanità e della Chiesa e nostro personale.
Ma alle volte vieni anche da chiedersi : “ Dove eri o Signore ?”.
Quando, il Sabato Santo di 2 anni fa, mi recai in un ospedale cattolico di  Damasco per far visita a dei bambini delle scuole elementari e medie con le gambe e braccia traforati da scheggie mentre si recavano a scuola, Laurine 9 anni, 5 elementare, era particolarmente agitata : si rendeva conto che avevano dovuto amputtarle entrambe le gambe e chiedeva nel pianto : “  Perchè o Signore ?”. E qualche mese dopo, sempre a Damasco, in un quartiere popolare, 2 fratellini di una famiglia povera, Antonio di 4 anni e Michele di 10, stavano nel tardo pomeriggio sul poggiolo del loro modesto appartamento, aspettando  i genitori per andare ad una festicciola di famiglia. Un obice li centrò in pieno. Volarono immediatamente in  cielo. I giovani genitori si chiedevano nel pianto : “ Perchè o Signore ?”. E’ la stessa domanda che da quasi 6 anni si sente ripetere in Siria migliaia e migliaia di volte.
E’ la continuazione, potremmo dire, del grido di Gesù morente sulla croce : “ Dio mio Dio mio perchè mi hai abbandonato ?”. 
“Perchè ?” ripetuto continuamente in occasione di calamità naturali, come quella dello Tsunami che ho vissuto nello Sri Lanka, in situazioni di guerre, violenze, drammi familiari e personali.
Difficile dare una risposta. Sappiamo però che per Gesù non finì tutto il  venerdì santo. Ed anche se molta gente passava indifferente davanti alla croce, alcuni pochi gli rimasero solidali proprio sotto la croce.
Si potrebbero chiamare “fiori del deserto” che spuntano in mezzo a tanta desolazione del conflitto siriano. Buoni samaritani, di ogni credo religioso, o semplicemente mossi da umana compassione di fronte alla catastrofe umanitaria più grave del dopo guerra: milioni di persone a cui procurare cibo, acqua potabile, medicinali, cadaveri da seppellire…
Qualche migliaio hanno perso la vita soccorrendo il prossimo. Un certo numero di loro, volontari.
Sono qui anche per ringraziare la Diocesi di Verona per la bella testimonianza di solidarietà  spirituale e concreta verso la martoriata Siria.
Camminiamo insieme con gioia verso il monte del tempio del Signore !
Quel monte, ci dice la prima lettura di oggi, a cui sono invitati a salire tutti i popoli della terra e dove non ci sarà più nè pianto  nè lutto, dove le spade saranno  trasformate in vomeri  e le lance in falci.
L’umanità non è condannata a girare a vuoto su se stessa, anche se alle volte il cammino è nella fitta nebbia. Nè siamo condannati ad una corsa ad ostacoli, dove molti vengono scartati o messi fuori gioco.
Il Signore ci dà i suoi Pastori : Papa, Vescovi, sacerdoti, dispensatori della divina misericordia e che, come  dice Papa Francesco, sono tenuti a camminare davanti a noi, in mezzo a noi e a stare anche dietro con gli ultimi affinchè non rimangano indietro o si scoraggino.   
Arriverà il Signore e sarà una grande sorpresa quando inaugurerà cieli nuovi e terre nuove. Per i quali ciascuno è chiamato fin d’ora, secondo le proprie capacità e doni ricevuti, a dare un tocco di bellezza, di bontà e di verità.
Con Maria, la stella che brilla sul nostro cammino !
Così sia !
 
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